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Perchè (non) andare a scuola

  • Immagine del redattore: Elena Barocelli
    Elena Barocelli
  • 21 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Copertina

Editore: Rubbettino Editore

Anno di pubblicazione: 2022

Mia Edizione: I edizione giugno 2022

Genere: saggio

Pagine: 180

Formato: Brossura

Valutazione: 4,8/5



Indice


Trama

C'è un filo che lega tutti alla Scuola: per gli studenti è il loro presente, per gli adulti è dato dalla nostalgia di un periodo unico o semplicemente dai figli alle prese con lo studio. Gli insegnanti intrecciano questo filo: per loro la Scuola è un luogo dove passato, presente e futuro si compenetrano. Questo "saggio narrativo" nasce dall'esperienza e dal profondo disincanto che essa provoca. L'autore mette a nudo impietosamente i meccanismi con i quali molte scuole di oggi, alla ricerca di iscrizioni e successo, tradiscono la loro missione, ingannano studenti e genitori, opprimono il cuore di chi ancora crede nella formazione. Si smascherano dunque le valutazioni, il marketing scolastico e le false motivazioni con cui molti ragazzi, su suggerimento degli adulti, scelgono e vivono la Scuola. Pertanto, in vista di un orizzonte non rassegnato, l'autore propone anche nuovi percorsi di senso e di "studiosa meraviglia" per gli studenti e per i professori. Soprattutto per quanti sono alla ricerca del significato dello studio e per quanti, ancora innamorati dell'essenza dell'insegnamento, non possono adattarsi alla realtà attuale.


Chi è Pierpaolo Perretti?


Pierpaolo Perretti
Pierpaolo Perretti

Pierpaolo Perretti è nato nel 1975, si è Laureato in Lettere Classiche con una tesi sulle finalità pedagogiche della traduzione. Ha poi conseguito la Licenza in Scienze Patristiche presso l’Augustinianum di Roma e il Dottorato in Storia Religiosa presso l’Università di Roma-La Sapienza. Ha pubblicato il volume "Teodoreto di Cirro. Commento alle Lettere di Paolo" (Paoline 2017) del quale ha curato introduzione, traduzione e note. Da venti anni insegna materie letterarie nei licei.




Recensione

Il contenuto

Citando il retro della copertina, "Perchè (non) andare a scuola" è


Un J’accuse contro la scuola, una dichiarazione d’amore per la Scuola

A questa definizione ne aggiungo però un altra: un grido di dolore e una richiesta di aiuto di un professore che vede l'istituzione per cui lavora perdere pezzi di sè stessa ogni anno che passa.


Con questo libro Pierpaolo Perretti analizza infatti in modo disincanto e schietto il diabolico meccanismo in forza del quale la scuola, da culla del sapere e centro di formazione di nuove e giovani menti, è diventata un'industria che pensa solo a "fatturare", trascurando però il vero scopo per cui è stata fondata (la sua mission, per usare un termine tanto in voga al giorno d'oggi).


Partendo quindi dalla "base", ossia il sistema dei voi, fino al tanto temuto Esame di Stato, l'autore realizza una vera e propria autopsia del sistema scolastico, mettendone così in luce tutte le problematicità: l'annichilimento dei professori cui è impedito di assolvere al loro compito, ossia trasmettere le proprie conoscenze; l'inutilità di alcuni adempimenti burocratici; lo svuotamento di contenuto dei programmi di istruzione (tanto per citarne alcuni).


A uno sguardo superficiale, il libro potrebbe perciò apparire come uno dei tanti testi sul tema, in cui il saggista di turno offre la sua visione di un argomento che suscita l'interesse di un più o meno nutrito gruppo di persone.

Niente di più sbagliato.


Ciò che distingue questo libro dalla massa è l'evidente coinvolgimento emotivo dell'autore, che dona alla narrazione un tocco decisamente personale e per niente scontato. Non a caso ho definito all'inizio questo volume come un grido di dolore. Di fronte ai numerosi problemi che colpiscono il sistema scolastico, Perretti si sente per certi versi impotente, quasi schiacciato da un peso spesso troppo forte da sopportare.


Attingendo quindi alla sua personale esperienza, l'autore punta il dito contro coloro che per primi hanno la possibilità se non addirittura il dovere almeno di cercare di cambiare le cose, ovvero coloro i quali la scuola la vivono. Proprio per questo motivo "Perchè (non) andare a scuola" è un'opera camaleontica, capace di rivolgersi e di coinvolgere tutti i protagonisti dell'istituzione scolastica, qui perfettamente rappresentati.


L'autore non cerca lo scontro, non vuole metterci gli uni contro gli altri, perchè alla fine una scuola che non funziona come dovrebbe si riflette su noi tutti come società. Al contrario, ci invita implicitamente ad opporre resistenza e a dare il meglio di noi stessi per cercare di superare quel circolo vizioso che si ripete ad ogni inizio anno scolastico.


Proprio per questo e indipendentemente dalla "categoria" di riferimento cui apparteniamo, questo libro non può che farci riflettere. Nel mio caso specifico, leggere queste pagine mi ha dato la possibilità di tornare indietro nel tempo, osservare la me stessa ragazzina alle prese con la scuola e trovare finalmente conferma di alcune idee e considerazioni che già allora avevo formulato.


Mi ha fatto pensare a quante cose vedevo ai miei tempi, aiutandomi a capirne altre che all'epoca mi sfuggivano. In altre parole, ha contribuito a rendermi una persona più consapevole di ciò che mi circonda.


Un libro quindi capace di spaventare, di generare inquietudine in noi lettori, nella speranza che questo possa muovere le nostre coscienze e guidarci verso un futuro in cui la scuola torni di nuovo al centro dell'attenzione della società, come dovrebbe essere.


Spero che lo scopo di quanto detto fin qui sia chiaro, cioè focalizzare la nostra attenzione sul fatto che è in gioco non soltanto il processo di valutazione della salute della scuola, ma anche il nostro stesso modo di intendere la cultura […]

Stile di scrittura

La struttura e lo stile di questo libro ricalcano quelli di tanti altri saggi: denuncia del problema, analisi e spiegazione della propria tesi. Ciò che gli permette di distinguersi è la capacità di Perretti di trasmettere a noi lettori tutta la passione e l'amore che prova per il suo lavoro.


In questo senso "Perchè (non) andare a scuola" è un opera quasi poetica, caratterizzata da un registro linguistico medio alto che amplifica notevolmente la sensazione. Una scelta stilistica questa che tende però a spiazzare il lettore e che, unita a una leggera tendenza alla divagazione dell'autore, non rende facilissimo il primo approccio al volume.


Fortunatamente, Perretti compensa questa situazione grazie ad una narrazione cristallina, graffiante e coinvolgente, che aiuta a superare questo momento di difficoltà. Una volta compresa l'impostazione del libro, diventa infatti molto più semplice seguire il ragionamento dell'autore. Certo, la lettura non è scorrevole come potrebbe essere quella di un romanzo. Tuttavia, il saggio offre talmente tanti spunti di riflessione che in pratica obbliga il lettore a rallentare, per assimilare bene il significato di ciò che ha letto e trarne le sue conclusioni.


Il libro è poi impreziosito dall'introduzione di Annalisa Cuzzocrea e dalla postfazione di Sergio Labate. Entrambi si dimostrano essere scritti fondamentali per una piena comprensione del testo. Grazie a loro, oltre che alle doti dell'autore "Perchè (non) andare a scuola" diventa un faro capace di spazzare via il buio dell'indifferenza su di un tema che a tutti dovrebbe stare a cuore, a prescindere dal proprio vissuto.


Questo saggio ci insegna quindi che non è più possibile nascondersi dietro il velo del "tanto le cose vanno così e non ci si può fare niente". Al contrario, ci dimostra che è arrivato il momento di reagire, perchè per poter cambiare la scuola è necessario in primis il contributo, anche piccolo, di ciascuno di noi... come, per esempio, lo sforzo di leggere questo libro.


Fonti

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